I Segnalibri, N. 8,
marzo 1993
pag.6
Principi di una Teoria unitaria
del mondo fisico e biologico
di Luigi Fantappié
Di Renzo Editore
Le conseguenze dell'entropia
di Giuseppe Sermonti
Tutte le leggi
fisiche che governano il nostro mondo descrivono una realtà in
dissipazione. Sotto l’impero della fisica tutte le cose tendono a
disperdersi, a livellarsi, a mescolarsi. Questo è statuito nel
secondo principio della termodinamica, che sentenzia che il mondo va
dalla differenziazione alla omogeneità, dallo straordinario al
mediocre, dal distinto all’indistinto. Il fatale livellamento delle
cose si dice entropia e il secondo principio della termodinamica si
può esprimere in breve dicendo che l’entropia è sempre in aumento.
Alla fine dei tempi tutto sarà omogeneo, cenere depositata, e nulla
potrà più accadere.
Non c’è da stare allegri, a maggior
ragione perché la decadenza e la dissipazione procedono con la
nostra età e ahimè, anche con l’avanzare della storia. Come possiamo
scrollarci di dosso questo destino deprimente, questa inesorabile
opera del diavolo, dissolutore delle nostre distinzioni e delle
nostre resistenze, maestro di dissipazioni spirituali e materiali?
La risposta c’è sempre stata ed è
stata risposta nella volontà creatrice e ordinatrice del Padreterno,
che appunto dal Caos ha creato le differenze e le forme. Ma da
quando il mondo ha relegato Iddio tra le superstizioni e le
soluzioni ad hoc, ed ha affidato i suoi affari alla fisica e alla
sua ineluttabilità, la risposta non c’è più.
È stato nel 1942 che uno dei nostri
più illustri matematici, Luigi Fantappié (1901-1956) ha
proposto una teoria rivoluzionaria, che scrolla la tirannide
dell’entropia e ci offre la speranza di una fisica che presieda alla
ricostruzione e alla ricomposizione del mondo. Il nuovo paradigma fu
chiamato Teoria unitaria del mondo fisico e biologico, e dopo mezzo
secolo viene riproposto in un volumetto dalla copertina colore
violetta del pensiero.
Espressa in termini sintetici e
sibillini, la teoria ci dice che accanto ai fenomeni entropici
(dissipativi) si danno processi costruttivi o edificanti che possono
chiamarsi sintropici. Subito un esempio: un sassolino cade in un
laghetto e sprofonda, formando in superficie una serie di onde
circolari e divergenti che vanno via via dissipandosi quanto più si
allontanano dalla causa: è un fenomeno entropico. Supponiamo che
sullo specchio del laghetto si formi una larghissima impenetrabile
onda circolare e questa converga in onde sempre conchiuse e
distinte, sinché si formi uno schizzo centrale che buchi la
superficie, sprofondi, succhi il sassolino e lo sputi verso l’alto:
sarebbe un fenomeno sintropico. Il fenomeno sintropico rispetto le
leggi della fisica, usa le stesse formule, solo che si permette di
cambiare un più in un meno, invertendo la direzione del tempo. Se
avessimo filmato il tuffo del sassolino e l’espandersi delle onde
nello stagno, e ci divertissimo a proiettare il film alla rovescia,
vedremmo la strana espulsione del sassolino, causata dalla
convergenza delle onde. A questo punto, attenzione! Qui non si
tratta di causa ed effetto, l’espulsione del sassolino non è
causata. Cosa sia il fine a cui tutto il modo convergente è
predisposto. Il sassolino lo si può gettare, a volontà, nel laghetto
ed esso immancabilmente causerà le onde divergenti fino al suo
ultimo effetto, che è l’estremo sottilissimo cerchio. Ma nessuno
potrà produrre sul laghetto indisturbato quel cerchio impercettibile
e farlo convergere verso il suo centro per generare lo schizzo ed
esprimere il sassolino. Il mondo sintropico è estraneo alla volontà
umana e all’artificio, non dipende minimamente da ciò che sia fuori
di casa. Si direbbe miracoloso, ma obbedisce alle stesse formule
della fisica, con un solo minuscolo prodigio, l’invenzione del
segnetto del Tempo.
Ma questi avvenimenti sintropici
fanno parte dell’esistenza? Per la verità, essi – ci dice Fantappié
– non sono percepibili, perché i nostri sensi non possono essere
incontrati da un’onda che fugge alla velocità della luce.
La teoria unitaria di Fantappié
andrà elaborata o completata, ma è da quel genere di ragionamenti
che emergerà un senso per la realtà vivente. Non si potrà mai
spiegare la costruzione e l’evoluzione della complessità vivente con
le leggi della dissoluzione.
Un tale tentativo fu fatto da
Jacques Monod (Il caso e la necessità, Mondadori, 1970) in modo
assolutamente implausibile. Monod conviene che l’evoluzione è «un
processo necessariamente irreversibile che definisce una direzione
nel tempo, direzione che è identica a quella imposta dalla legge
dell’entropia». Ma come aumenta la complessità? Monod immagina che
nel declino generale qualche piccola scossa possa essere ascendente
a questi fuggevoli movimenti «captati e riprodotti dal meccanismo
replicativo (e) mantenuti dalla selezione» rappresentino, in mezzo a
infiniti altri, «una specie di maccina per risalire il corso del
tempo». La via è stessa suggerita da Fantappié. Invertire il tempo.
Io da biologo, avrei una obiezione da sollevare a Fantappié e al suo
allievo e curatore Giuseppe Arcidiacono. Che una violetta che
appassisce, si sbricioli e torni a terra non fa il percorso inverso
di un seme di violetta che germini, produca uno stelo, un boccio e
un fiore. le composizioni viventi seguono leggi che non sono
l’inverso delle leggi della decomposizione. Sono vie tutt’affatto
differenti, espressioni di semi di ordine dispersi nella terra del
mondo. La vita è una fanciullina sbocciata da un amore, non è un
Lazzaro risorgente.
Torna all'inizio