Synthesis n. 1
gennaio 2006
Le strutture
archetipali del mondo fisico -
Verso una nuova cosmologia
Leonardo Chiatti
Di Renzo Editore
Verso una
nuova cosmologia
L’umanità ha vissuto per millenni organizzando la sua vita attorno
alla convinzione che il mondo fisico visibile e quello psicologico
conscio costituissero l’ultimo anello di una catena di processi
“occulti”, identificati generalmente nelle attività degli dei e dei
dèmoni costruttori della manifestazione. Questa idea è antichissima,
in quanto sue testimonianze, registrate nel linguaggio da sempre
scelto per comunicarla, quello mitologico-simbolico, sono
rintracciabili già in epoca neolitica. Gli Egizi e i Mesopotamici
avevano già espresso, agli inizi della storia propriamente intesa,
sistemi cosmogonici che, sempre in forma mito-simbolica,
descrivevano i complessi processi di emergenza della realtà visibile
da un substrato inosservabile od “occulto”.
L’avvento del Cristianesimo non ha eliminato l’interesse per la
cosmogonia, come le complesse angelologie dello pseudo-Dionigi o il
magismo cabbalistico rinascimentale stanno a dimostrare.
Con l’avvento della rivoluzione scientifica nel ‘600 vengono operate
due scelte epistemologiche che in qualche modo costituiscono una
rottura con l’intero passato culturale della specie; rottura che
segna l’inizio della modernità.
In primo luogo si procede ad una sistematica eliminazione dei
processi occulti e delle qualità essenziali nella spiegazione dei
fenomeni; questi vengono colti nella loro relazione fisico-causale o
logico-descrittiva con altri fenomeni; ciò porta ad una riduzione
della sfera cosmologica al solo dominio del divenire (cronos)
ed alla eliminazione degli aspetti generativi sincronici (aion).
In secondo luogo si inizia a presumere che i fenomeni della sfera
psicologica siano in qualche modo epifenomeni di una dinamica fisica
soggiacente, identificata con la attività del sistema nervoso
centrale dei singoli individui umani. Con ciò inizia la lunga ed
infruttuosa ricerca tendente a ridurre la fenomenologia psichica a
quella cerebrale, della quale sono aspetti recenti le vicende della
Intelligenza Artificiale forte e delle reti neurali.
Una tale svolta, incontestabilmente innovativa e positiva, ha
condotto ad una cosmologia scientifica che è del tutto agnostica
riguardo l’esistenza di eventuali dimensioni sincroniche del mondo.
Così la cosmologia moderna (da Einstein e Lemaitre in avanti) è una
cosmologia esclusivamente diacronica che tratta la sola evoluzione
temporale dei processi che studia.
L’autore di questo libro si pone un problema inconsueto, che forse
susciterà interrogativi e perplessità. Egli si domanda innanzitutto
se nella struttura della fisica teorica contemporanea esistano
aspetti sincronici, espliciti o sottintesi. Attraverso una disamina
delle ricerche correnti, che vanno dalle quantum networks
alla pregeometria, egli perviene ad una conclusione affermativa.
Nella restante esposizione, rivolta agli specialisti, egli cerca di
dimostrare come una reintroduzione esplicita delle dimensioni
sincroniche nel pensiero fisico attuale possa contribuire a
risolvere in maniera assolutamente naturale numerosi problemi di
ricerca attuale nei domini della meccanica quantistica, della
cosmologia, della origine della coscienza e della psiche.
Naturalmente, recuperare processi “occulti” e mantenere la
trattazione su un piano scientifico, dunque sperimentale, che
garantisca la falsificabilità degli enunciati è una impresa
difficile; solo il lettore potrà giudicare la misura nella quale
tale impresa può dirsi riuscita.
Nel tentativo di articolare la sua tesi, Chiatti prende in
considerazione tutta una serie di modelli teorici già pubblicati ma
poco conosciuti o considerati (la legge di Sreekantan-Ramanna, la
Relatività Finale di
Fantappié-Arcidiacono,
i microuniversi di Caldirola e Recami, la cosmogenesi di Sternglass,
la grafodinamica quantistica di Gudder e così via) cercando di
abbozzare un quadro unitario della fisica fondamentale diverso da
quello usuale. Trattandosi di un abbozzo, le grossolanità e la
mancanza di prove dettagliate vanno messe in conto anticipatamente.
Sorvolando sulle diverse questioni tecniche toccate dal libro, ciò
che interessa qui mettere in rilievo è lo sforzo di Chiatti nel
tentare di mantenere una posizione indipendente rispetto al
dibattito corrente sulla esistenza di principi organizzatori
immateriali all’opera nel mondo fisico, e soprattutto biologico.
Dibattito che troppo spesso ha subito vistose derive verso
contrapposizioni ideologiche e posizioni teiste avvitate su se
stesse, come nel caso recente dell’intelligent design. In una
nota dell’ ultimo capitolo, dove affronta direttamente tali
questioni, egli scrive: “se si segue rigorosamente la linea
esposta in questa tesi, non c’è modo di reintrodurre un legislatore
esterno che organizza il mondo secondo piani cosmici”.
Nell’insieme, Chiatti non fornisce una definizione precisa di
archetipo speculare alla nozione junghiana in ambito psicologico,
preferendo parlare di strutture archetipali coinvolte nella
espressione degli eventi elementari. Il libro si chiude con la
critica a recenti tentativi (tipo “campi morfogenetici”) di
introdurre tramiti immateriali nella trattazione dell’ordine
biologico.
Per il soggetto che tratta, il libro è rivolto ad un lettore
abbastanza esperto interessato ad approfondire il dibattito odierno
da un punto di vista inconsueto.
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