
Giuseppe
Ardidiacono: un maestro esemplare
di Eliano Pessa
Giuseppe
Arcidiacono, nato nel 1927 e scomparso nel 1998, è stato uno dei più
geniali studiosi italiani di Fisica Matematica del secondo
dopoguerra. Il suo più importante contributo riguarda un metodo
generale per la costruzione di teorie unificate dei campi in Fisica.
Come è noto anche ai profani, in Natura si osservano gli effetti
prodotti da vari tipi di campi di forze: elettriche, magnetiche,
gravitazionali, nucleari, ecc. Una delle domande fondamentali che da
sempre i fisici si sono posti è se i vari tipi di forze non siano
altro che manifestazioni differenti di un unico tipo di forza. Da
qui la ricerca di teorie unificate dei campi di forze, che ha
impegnato i più grandi ingegni della fisica, da Einstein a Dirac, da
Weinberg e Salam a Stephen Hawking. Le conseguenze pratiche di tali
teorie sono enormi, in quanto esse potrebbero fornirci i metodi per
trasmutare un tipo di forza in un altro. La possibilità concreta che
ciò avvenga è stata già messa in luce dalla teoria elettromagnetica
di Maxwell, formulata fin dalla seconda metà dell'Ottocento. Questa
teoria è il primo esempio di teoria unificata dei campi, in quanto
unifica campo elettrico e campo magnetico in un'unica entità: il
campo elettromagnetico. Inoltre essa prevede, come conseguenza, le
trasmutazioni reciproche di campo elettrico in campo magnetico, i
cui effetti pratici dominano la nostra vita quotidiana, consentendo
l'esistenza di radio, televisione, telefoni, motori elettrici e via
dicendo.
Fin da allora i
fisici hanno cercato, senza grande successo, di ripetere l'impresa
di Maxwell, cercando una teoria unificata unica e definitiva, che
avrebbe dovuto fondere in una singola entità, oltre al campo
elettrico e al campo magnetico, tutti gli altri campi noti in
fisica, da quello gravitazionale a quello nucleare. La grande idea
di Arcidiacono, a questo proposito, è stata quella di rinunciare a
priori alla ricerca di una teoria unica e definitiva, per
concentrarsi, invece, sui metodi di costruzione di un'intera classe
di teorie unificate, disposte in ordine gerarchico, in modo tale che
ogni teoria rappresenti la generalizzazione, o il perfezionamento,
di quella immediatamente precedente. Il metodo di costruzione da lui
proposto è stato ottenuto tramite una profonda analisi logica del
processo di passaggio dalla meccanica classica di Newton alla
Relatività Ristretta di Einstein. Questo metodo gli ha consentito di
costruire due successive generalizzazioni della Relatività
Ristretta, note come Relatività Proiettiva e Relatività Conforme.
Nella prima il campo elettromagnetico viene unificato con il campo
idrodinamico, mentre nella seconda si ha l'unificazione del campo
elettromagnetico, di quello idrodinamico e di quello gravitazionale.
Queste teorie
hanno due aspetti interessanti: quello puramente matematico e quello
fisico. Sul piano matematico esse ricorrono ad una rappresentazione
ausiliaria (cioè effettuata al solo scopo di semplificare i calcoli)
che fa uso di spazi a più di 4 dimensioni (precisamente 5 nella
Relatività Proiettiva e 6 nella Relatività Conforme). In questo modo
recuperano e valorizzano formalismi matematici che fino ad allora
erano stati considerati come privi di qualsiasi utilità pratica. Sul
piano fisico tali teorie hanno una estesa serie di conseguenze
sperimentalmente verificabili, il cui studio è tuttora da portare a
termine. Nel corso della sua carriera Arcidiacono si è occupato
principalmente delle conseguenze di carattere cosmologico. Ciò per
due ragioni: innanzitutto, almeno per ciò che riguarda la Relatività
Proiettiva, le deviazioni previste rispetto alla Relatività
Ristretta sono piccolissime, se ci limitiamo a piccole scale
spaziali e temporali, e, in secondo luogo, egli era profondamente
affascinato dalla cosmologia e dall'astrofisica, alle quali aveva
rivolto il suo interesse fin dai tempi della sua laurea.
I contributi
apportati da Arcidiacono alle discussioni sull'origine, l'evoluzione
e il destino finale dell'Universo sono stati molti e importanti. Ciò
nonostante, si è occupato anche di altre questioni a carattere più
"locale", come dei fenomeni magnetoidrodinamici e termoidrodinamici
e, soprattutto, di come i sistemi complessi possano evolvere
spontaneamente verso stati di maggiore organizzazione. A tale
proposito, si è dedicato, insieme al fratello
Salvatore
Arcidiacono,
a perfezionare la teoria proposta dal suo maestro
Luigi Fantappié,
secondo la quale nei fenomeni, accanto ad una tendenza "entropica"
(caratterizzata da cause agenti nel passato e da un'evoluzione verso
stati di maggiore disorganizzazione) esisterebbe una tendenza "sintropica"
(caratterizzata da cause agenti nel futuro e da un'evoluzione verso
stati di maggiore organizzazione). A questa teoria, in grado
potenzialmente di unificare fisica e biologia, Arcidiacono ha
offerto il sostegno di argomentazioni di carattere cosmologico.
Nella sua mentalità, infatti, i fenomeni su scala cosmologica e
quelli su scala locale erano visti come casi particolari di un unico
schema teorico. Va menzionato che, oltre alle ricerche di carattere
fisico-matematico, Arcidiacono si è dedicato anche a lavori di
matematica pura in senso stretto, come quelli sulla teoria dei
gruppi di rotazioni e quelli sulla generalizzazione delle operazioni
aritmetiche. Questi ultimi aprono, in particolare, un intero nuovo
campo della matematica che attende ancora di essere esplorato.
Ai fini di un
inquadramento delle ricerche di Arcidiacono nel loro contesto
storico-scientifico, va ricordato che esse erano nate come
proseguimento di quelle intraprese dal suo maestro Luigi Fantappié.
Quest'ultimo, uno dei più brillanti matematici italiani del
Novecento, era stato a sua volta allievo di Vito Volterra. Il nome
di Volterra è noto anche al di fuori della cerchia degli
specialisti, per aver dedicato la sua attività alla creazione di
nuovi strumenti matematici adatti a modellizzare fenomeni reali,
come ad esempio quello della competizione tra specie biologiche (il
celebre modello di Lotka-Volterra). Fantappié, seguendo le orme del
suo maestro, aveva arricchito questa impostazione di ricerca di
nuovi contributi ed aveva finito, quindi, con l'interessarsi di
questioni di fisica e dei rapporti tra fisica e biologia. D'altra
parte Fantappié, data la sua formazione, era incapace di passare dal
piano delle formulazioni astratte a quello delle previsioni
concrete. Cosa che invece Arcidiacono, grazie al suo profondo
intuito fisico, riuscì subito a fare, dando così origine ad una
linea di ricerca fruttuosa e suscettibile di uno sviluppo
potenzialmente illimitato.
La morte
prematura di Fantappié, avvenuta nel 1956, ebbe pesanti conseguenze
sul piano accademico. L'impostazione, rivolta alle applicazioni, che
lui rappresentava, fu eliminata con la forza dai sostenitori di una
matematica astratta e avulsa dalle questioni del mondo. Questi
ultimi conquistarono il potere accademico e i discepoli di Fantappié
furono dispersi, con ripercussioni assai pesanti sui futuri sviluppi
scientifici della matematica italiana, fino a tempi recenti.
Arcidiacono ebbe inizialmente a soffrire di questa situazione, ma le
sue considerevoli capacità gli consentirono di trar vantaggio
dall'indipendenza che veniva così ad acquisire nei confronti del
mondo universitario. Così potè sviluppare le sue idee e proseguire
le sue ricerche, in modo tale da ottenere dei risultati, che
successivamente gli consentirono anche di intraprendere una
prestigiosa attività accademica come docente di Meccanica Superiore
all'Università di Perugia. A questo proposito va rilevato come egli,
anche dopo aver ottenuto il successo, non sia mai riuscito a
diventare un "barone" universitario nel senso comune del termine.
Era una persona troppo buona e generosa per riuscire a concepire
giochi di potere, per quanto limitati. Tutti coloro che lo hanno
conosciuto sono rimasti colpiti dalla sua genialità, dalla sua
capacità di inventare continuamente nuove idee, sempre
originalissime e profonde, nel giro di pochi minuti, dal suo
intuito, capace di afferrare istantaneamente il lato profondo ed
essenziale delle cose, magari dietro valanghe di formule
incomprensibili. Aveva istintivamente l'abilità, poco frequente nel
mondo accademico, di rendere facile ciò che è difficile, di spiegare
la struttura fondamentale di una teoria, di uno schema concettuale,
in modo chiaro, immediatamente comprensibile, tanto da farlo
apparire ovvio. Queste doti erano appaiate ad una straordinaria
umanità e bontà, nonché ad un entusiasmo per la ricerca e per tutto
ciò che nella vita c'è di bello e di buono, entusiasmo che egli
sapeva trasmettere immediatamente a chiunque entrava in contatto con
lui. Era sempre allegro e di buon umore, un inguaribile ottimista
sempre giovane di spirito nonostante i problemi della vita. Ora che
è scomparso, la sua costruzione e le sue idee attendono di essere
sviluppate ed ulteriormente esplorate. Esse costituiscono comunque
una guida importante per la costruzione della scienza del futuro.
SANTE DI RENZO
I libri di Eliano Pessa sono pubblicati presso Di
Renzo Editore
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